questa è l’italia
Allora, c’è una notizia, che io, da fecebook, leggo su il Messaggero.it.
Un uomo di 62 anni, preside di una scuola, è stato arrestato: avrebbe abusato di minori stranieri, nomadi di etnia bulgara.
Sarei passato a leggere altro, le porcherie nel mondo son tante, inutile commentarle.
Le porcherie ci sono, certo: ed è giusto che l’informazione informi. Correttamente (a volte l’informazione dice le cose strumentalmente, invece).
Il Messaggero, però, ospita anche i commenti e uno di questi ha fatto sì che io ora, ore 3 e 38 di una notte piovosa, scriva queste due righ
una notte di Cesare Pavese
Se son vivi hanno quasi novant’anni alcuni vercellesi che, non so di preciso l’anno, al Ginnasio ebbero come professore Cesare Pavese.
Uno di questi lo è, ancora vivo, e qualche anno fa mi fece questo racconto.
Questo post, leggermente modificato, è stato ripreso dal vecchio blog “appunti”.
Buona domenica
Pavese, dopo una giornata di lavoro, va alla stazione, che dista dal Ginnasio cinque minuti a piedi; cinque minuti a piedi piacevoli, ché si passa davanti alla basilica romanica di Sant’Andrea, il più bel monumeto di Vercelli, e i giardini, della stazione appunto.
Pavese, comunque, appena poteva o prende
anfiosso e giuditta
Lei si chiama Giuditta Russo, qualcuno l’avrà vista in tivù da Bonolis, o avrà letto di lei.
Il caso di Giuditta Russo, già: sembra un personaggio pirandelliano, non vero.
Una vita normale, poi una vita di menzogne e successi, poi – è storia di questi giorni, di questi anni – una vita che difficilmente sarà normale ma senza menzogne sì.
Perché Giuditta Russo cammina a testa alta.
E poi. Giuditta Russo è amica mia.
Me l’ha presentata Anfiosso, a distanza.
Anfiosso è Anfiosso ed è amico mio.
Sul suo blog ha intervistato Giuditta Russo (della quale si era già occupato, recesendola e stroncandola. E lei,
ieri sopra, e oggi sotto
Parto dalla foto sotto.
Descrizione, partendo dal basso: si vede, è di qualche minuto fa, un pezzo di disordine della mia scrivania, poi ci sono delle poltrone, dove incontro la gente che viene qui, al giornale, o dove si siedono i miei giornalisti quando ci sono le riunioni di redazione, poi, appena sopra le poltrone (lo so, la foto fa abbastanza s
dalla nostalgia del treno a Yates
Il lavoro di giorno, la scrittura e la lettura di libri e “cose in rete” di notte mi hanno fatto perdere un’abitudine, che rimpiango.
Fino a qualche anno fa, ogni tanto, prendevo un giorno di ferie e poi o salivo sul treno e andavo a Torino (dove avrei fatto i soliti percorsi: Porta Susa, via Cernaia, via Pietro Micca, Via Po, magari il parco del Valentino) oppure prendevo l’auto e, a caso, mi fermavo in qualche paese del Monferrato.
Succedeva sempre d’inverno, va a sapere perché.
D’inverno, avevo voglia di entrare in un bar dove non mi conosce nessuno (oddio, a Torino può capitare che io incontri una vecchia conoscenza, mi è su