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On the road
da qui
Stanarli negli angoli bui, diafani alla luce, invisibili: è impossibile vederli, ci vorrebbe un radar, un bastone da vecchi rabdomanti, o forse l’occhio clinico che sapesse cogliere un sussulto, un movimento improvviso dello sguardo, un sopracciglio alzato, un gesto impercettibile del corpo. Che fatica trovarli, svelarli a loro stessi, presentarli al mondo, senza mai illudersi di tenerli in pugno, i potenziali
“Una sorta di grido comune” – Gianluca Colloca
U. L. V. era, suo malgrado, un poeta. In realtà avrebbe voluto fare l’astronauta, da bambino, o forse lo sfasciacarrozze. Gli piacevano i cimiteri delle auto, quando era piccolo. Poi invece aveva finito per diventare un perito informatico, ma questa è un’altra storia. O forse no, in ogni caso comunque per noi non è importante. Probabilmente non è importante nemmeno per U. L. V.
A lui, da piccolo, la poesia non interessava granché. Si trattava soltanto di parole che gli facevano imparare a memoria a scuola, quando lui
NUTRIMENTI PER L’ANIMA di M. Teresa Santalucia Scibona
M. Teresa Santalucia Scibona è una poetessa che – in anni di pregevole attività artistica – ha avuto la capacità e la grazia di trasformare il dolore e la sofferenza fisica in amore per la vita e le parole. Ne dà testimonianza questa sua nuova opera: “Nutrimenti per l’anima” (Joker, 2009). Di seguito la recensione del libro e l’intervista
Le nostre vite di fronte all’ autentico
di Vito Mancuso
Anticipiamo una parte del libro di Vito Mancuso, La vita Autentica, Raffaello Cortina Editore, in uscita in questi giorni.Che cos’ è il mondo, e che cosa sono gli altri, per ognuno di noi? Il mondo è uno scenario dove l’ Io, già costituito, si esibisce cercando la più ampia affermazione possibile, oppure è costitutivo dell’ Io il quale viene all’ esistenza solo come il risultato di una serie di relazioni? Si tratta di stabilire che ruolo giochi il mondo per l’ Io, per poi capire come l’ Io si debba comportare verso il mondo e verso gli altri ch
Errata corrige (a proposito di Eco)
da qui
Apprendo che c’è un refuso all’origine de Il nome della rosa. Il famoso distico con cui si conclude il romanzo sarebbe in realtà questo: “Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”. L’allusione è al declino della città eterna. Mi chiedo se un capolavoro dell’arte o del
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