Francesco B...
Francesco Bellomi: piano music inspired by L’opera racchiusa
Posted in micrometraggi, monocromo, poesia, poetry
A. M. L.
« non c’è sillaba nell’erba / non c’è altezza nella carne / eterna »
A. M. L.
Quanto resta nella pagina di ciò che ho scritto? Quanto nel sospeso invece, nei versi – queste sempre nuove lingue –, nel costrutto a specchio che riflette tutto in sé, su sé dall’apice di un varco imperscrutabile?
Ecco un’ansia metafisica: prender la parola – una – tolta al mondo, senza paragoni spingerla sul baratro da sola, sino a non sapere più se salva o vinta dalla sorte, metterla di fronte al suo silenzio, assoluta, abbandonarla. Aspett
Gli occhi s...
Gli occhi sull’inverno sembrano la perfezione del vedere. In essi la luce del campo è fitta, ferma, un fondo bianco, una speciale orizzontalità che non ha tempo, di trasfigurate apparizioni.
Come a una lastra di luce, le mani s’accostano e scoprono i bordi del vetro. Guardi nell’oscurità di baratri o scatole schiuse sciami irraggiungibili di polvere, che non approdano altrove. Ti spingi macchinalmente nel sonno.
Tutta la gente incontrata prima di partire raduna un angolo della memoria, sospinge il tempo, e l’uno all’altro dà qualcosa nelle mani, o un pezzo di qualcosa – sillaba o frammento d’inconoscib
Il più sott...
Il più sottile intreccio nei miei scritti, il labirinto della forma: non versi, ma solchi, scoli dove tutto scorre a zero, a terra, in basso, nel silenzio e nell’addio, nell’atteso nome, a perdersi e inabissarsi in traiettorie lunghe come giorni, proprio sotto il tempo, la superficie del metallo o l’unghia.
Piccole tracce di alfabeto ho disseminato ovunque, abbreviazioni a puntellare una sintassi franta, muta. Un’intera vita esposto all’attimo del dire, sempre a quello teso nell’ipotesi drammatica del gesto, nello spasmo della sua perfezione, dedicato al silenzio contro ogni pur selvatica gaiezza.
Tante lin
Adesso riam...
Adesso riamiamo la luce, la mutazione che fa sulla pelle, che tocca sgraziata e immensa, senza distinguere queste ferite tra le fessure, mentre dormiamo, bassi, i sacchi tirati al limite degli occhi, in piccole case deragliate tra i binari morti, non più avvisati di nuove partenze.
La stazione è un giardino muto intorno, il campanello avvisa solo di un soffio di vento che passa. La galleria vicina è un sepolcrale cumulo di pietre e transenne, occulto, e di ferri annodati duri, già frantumati nei fossi.
Non so nemmeno se sian questi altri ad avermi seguito, o io rapito sia giunto appresso a loro, i miei compagni di n